Introduzione all incredibile mondo delle birre (ITALIAN)

Reduce da un risultato non troppo soddisfacente nel test scritto delle esame di Sommelier, dove mi si è palesata la mia mancanza di conoscenza sulle birre sono dovuto correre ai ripari. Per prima cosa ho approfondito un po’ l’argomento. Poi… conscio della mia limitata capacità di apprendere senza un riscontro sull’terreno mi sono recato al primo negozio che trattasse seriamente di questa bevanda. Da questo , con l’aiuto valido dei ragazzi del posto, ne sono uscito con una piccola selezione base da cui poter iniziare i miei studi.
Quattro le candidate. Trè per i diversi stili e una in abbinamento con la cena in organizzazione per la sera.

Augustinerbrau Munche Lagerbier Hell, St. Peter’s Golden Ale, Timmersman Lambicus Blanche (birra a fermentazione naturale) e per finire Via Priula Dubec Doppelbock stile.

Come al solito tutti questi nomi anglo/belgium/germanici mi sono suonati un pò strani e distanti: bionda, doppio malto, rossa, sono sempre suonate meglio, ma forse in un mondo un po’ più semplicistico. Comunque da prima ho dovuto capire che non è la fermentazione che fà la birra e a volte nemmeno la rifermentazione ma sono un insieme di fattori quali tipologie di malti, luppoli e fermenti e di come questi interferiscono trà di loro che creano uno stile che a volte va ben pìu lontano di un legame territorio.

[Piccola parentesi filosofico vinicola. Interessante come all’esero si copino i nostri vini, creando diversi stili e spesso addirittura “falsi” commerciali che io ho sempre condannato in maniera assai drastica. Sorprendente per me adesso rendermi conto che in questo ambito siamo noi quelli che copiano e di come questo non mi abbia infastidito molto. Almeno fino ad adesso! Ipocrita!]

Lasciando stare i dettagli tecnici che comunque non mi appartengono parliamo invece dei prodotti.

Tutti e dico tutti mi hanno soddisfatto ma partiamo con ordine.

La Helles è stata la prima. Primo sorso, subito sorpreso. Un amaro presente ma non cosi intenso da essere aggressivo. Fine, quasi delicata che si fà sentire senza arroganza e discende dopo un arco di media intensita che ti soddisfa con sensazioni di fieno, miele e luppolo delicato. Me l’aspettavo più intensa e così l’abbinamento con un risotto e salsiccia non ha aiutato la piccola tedesca che ha dovuto cedere all’intensita del piatto. Le durezze non troppo aggressive mi hanno comunque lasciato convinto per un risotto delicato, magari anche solo al parmigiano. Oppure sarei stato curioso di assaggiarla con una succolenta mozzarella di bufala, magari accompagnata da una linea di miele giusto per fare pan dan.

Subito dopo aspettava la mia bistecca al sangue. Un buon due dita di succulenza, aromaticità e grasso ben diffuso che invece poco hanno potuto fare contro la bergamasca stile Doppelbock. L’affumicatura, il caffè ed il cioccolato spavalti e ben presenti surclassavano di gran lunga l’intensita dell piatto in abbinamento e quelle che si potrebbero definire le “durezze” della birra spingevano fin troppo nei confronti di una morbidezza non sufficente che alla fine è collassata sotto la tendenza amara della griglia. Meglio forse un arrosto di maiale, assai più grasso e quindi morbido, insaporito con qualche salsa di frutti di bosco o al madera. Parlando della Dubec, sicuramente é un prodotto interessante ma messa peró un po’ in ombra dalla classe della birra precedente ha dimostrato tutta la sua “giovinezza”. (La stessa è stata presentata sul mercato non molte settimane fà)

La degustazione è continuata i giorni successivi. Qui ho fatto uno di quegli errori che un assaggiatore professionista ( quale io non sono) non dovrebbe fare mai. Rientrato dal lavoro assetato, dopo una giornata calda e movimentata ho aperto il frigorifero e, non trovando nient altro su cui sfogare i miei desideri, ho estratto la Golded Ale Inglese. Sedia davanti la finestra e boccale in mano mi sono gustato il mio momento di meritato relax osservando il sole andare un pò giù nel suo percorso. Io me la sono gustata tutta peró adesso non ricordo molto delle note e delle sfumature tecniche. Quello che ricordo solo è stata l’immagine del possibile abbinamento. Merluzzo impanato o saltato con del burro nocciola e una punta di salvia. Sarà stato il profumo di mare a farmi arrivare a questo risultato!? Non ricordo… però penso che dovrò rifare il tentativo.

Per finire giusto quest’oggi mi sono avventurato nelle birre a fermentazione naturale. La Timmermans mi era stata disegnata come caratteristica ma non troppo aggressiva. Peccato che comunque anche la Lambicus più delicata andrebbe a tradire l’idea che ogni comune mortare ha della birra. La tendenza acida che mi ha pervaso la bocca dopo pochi secondi dall assaggio ha surclassato rapidamente una waiss e sarebbe potuta essere un sidro luppolato, un limonata frizzante artigtigianale forse. Non aggressiva si intende, ma sicuremante non una birra che ti aspetteresti di poter chiamare tale. A mè non è dispiaciuta affatto! Anzi, già il naso mi ha immediatamente suggerito quello che avrei voluto avere in abbinamento. Un bell’insaccato grasso e dolce , mortadella Bolognese. Magari anche con una fetta di pane addolcisce ancora un pó.

In conclusione l’esperineza è stata intressante e per alcuni versi preoccupante. Si perché… adesso che so che loro sono a una decina di minuti a piedi da dove soggiorno, la tentazione di allungare il rientro di un poco potrebbe nuocere gravemente alla salute del mio portafoglio e distrarmi forse un pó troppo dal mio campo principale. Il vino.

Saluti

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