Autunno Metaforico (2011)

Profumo di salsedine nell’aria. I gabbiani lo sentono più di noi l’arrivo dell’inverno e sono affamati, le nuove generazioni cercano ancora conforto dalle precedenti, questo sarà il loro primo inverno e l’insicurezza è un dono di tutte le specie viventi

L’indifferenza non è uno dei mali dell’umanità. E’ l’umanità stessa che è un male. Naturalmente intesa come sub coltura che vive completamente distaccata da quello che la circonda. Ancora quanto tempo ci servirà per capire che non possiamo essere una società a parte dal mondo. Ancora quanto tempo… spero poco. Le culture che ci hanno preceduto si sono sempre basate sulla comprensione di quello che li circondava, ma quando queste si sono sentite superiori si è presentato il declino. Tuttora noi lo stiamo facendo, Tuttora non stiamo più tenendo in considerazione il mondo e se lo facciamo è solo per i nostri scopi. Come se uno imparasse l’inglese solo per fare soldi e non per poter comunicare. Sottile differenza che può rende l’idea. Capiamo come funziona questo mondo ma solo per il piacere personale e il sentimento di diritto che nutriamo verso di esso. Un tempo questa nostra cecità era regolata dalle menzogne della religione. Adesso che non cé più, siamo in balia di noi stessi (frase fatta). La speranza che ci si estingua in questi frangenti è rappresentata appieno da quella che è adesso una delle maggiori espressioni dei desideri dell uomo. Terremoti,alluvioni, catastrifi incombenti, sono quello che la massa vuole vedere. Tutto influenzato dal passato e da un desiderio di ricominciare che ci renderebbe liberi da tutte queste leggi che ci siamo auto inflitti. È così difficile vedere più lontano di quello che i nostri occhi ci permettono di vedere? Il genere umano che si estingue è nei nostri sogni non nei nostri incubi. Come tutti gli animali siamo capaci di autoregolarci. Poi però a differenza di essi non siamo capaci di comprendere i nostri istinti e ci lamentiamo, commiseriamo della nostra sorte. Non c’è più sfortuna voluta di chi ama giocare con il fuoco. Sopratutto quando si è raggiunta la presunzione di poterlo controllare. Il fuoco.

Nella disperazione l’uomo è veramente povero. Giudica le azioni che lo danneggiano e predica, prima di effetuarne di simili, poi.

Ma se siamo così stupidi perché abbiamo ancora da stare qui? Che forse la parte più divertente di questa avventura, ormai sia passata? Che ormai si debba andare via? Si penso che ormai siamo pronti per andarcene e magari ritornare ai primordi, per poter ripartire da capo. Come tutte le stagioni quello prossimo sarà il primo inverno anche per la nostra giovane insicura, spaventata, società.

Saluti Simone Berliat

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